vanescar
03-09-05, 23:07
Donatore gay rifiutato, l'ospedale: atto di tutela per i pazienti
Paolo Rebulla (responsabile del Centro Trasfusionale milanese): ''Il Policlinico assume le sue decisioni ispirandole ad un forte criterio di prudenza''
http://www.adnkronos.com/Assets/Imgs/S/donazione_sangue--200x150.jpgRoma, 3 sett. (Adnkronos/Ign) - ''Di sangue c'è tanto bisogno e sarebbero illogiche, prima ancora che ingiuste, delle discriminazioni arbitrarie nei confronti di chicchessia. Il Centro Trasfusionale del Policlinico, tuttavia, ha il dovere fondamentale di proteggere i pazienti che ricevono il sangue e, dunque, da sempre, assume le sue decisioni ispirandole ad un forte criterio di prudenza''. Questa la dichiarazione di Paolo Rebulla, Responsabile del Centro Trasfusionale dell'Ospedale Maggiore-Policlinico di Milano, dopo il caso del trentanovenne milanese che si è visto negare dai medici dell'ospedale del capoluogo lombardo la possibilita' di donare sangue perché omosessuale. 'La definizione di rischio - continua Paolo Rebulla - è sì affidata a parametri oggettivi, ma e' integrata dalla valutazione discrezionale del medico. Nel caso che e' attualmente oggetto di valutazione, permangono alcuni elementi relativi al rischio del partner. I test di selezione, inoltre, che si effettuano sul sangue donato presentano, seppur in misura assai ridotta, dei margini di errore. Da qui nasce il nostro atteggiamento prudenziale, che non ha nulla di discriminatorio''.
Ma il caso è già arrivato in Parlamento. ''Quanto accaduto al Policlinico di Milano è inaccettabile e potrebbe configurare l'esistenza di un reato'', ha infatti dichiarato il ministro della Salute Francesco Storace, ''Il ministro - sottolinea una nota il dicastero della Salute - ha anche disposto l'apertura di un'inchiesta, finalizzata ad accertare responsabilità amministrative, ovvero segnalare comportamenti sanzionabili dal punto di vista penale, alla Direzione generale della prevenzione del ministero in collaborazione con la Direzione della Ricerca, a cui e' demandata la vigilanza sugli Irccs''.
Un'interrogazione parlamentare a Storace è stata già presentata da Franco Grillini, deputato diessino nonché presidente onorario di Arcigay. Nell'interrogazione viene chiesto al responsabile della sanita' italiana di ''ripristinare il sistema di garanzie previsto dalla legge, consentendo a tutti i donatori di esercitare il loro diritto-dovere senza alcuna discriminazione''.
L'Arcigay rincara la dose e avverte che quello di Milano non è l'unico caso di discriminazione che si è verificato in ospedali italiani. ''L'episodio accaduto al policlinico di Milano è soltanto la punta dell'iceberg di un fenomeno ben più diffuso e che solo raramente viene riportato alla stampa, dovuta all'omofobia di molti dipendenti delle strutture sanitarie''. ''Casi simili - continua il dirigente locale di Arcigay - si sono verificati anche nella regione Lazio. Per questo noi chiediamo al presidente della regione Marrazzo di poter realizzare l'impegno preso in campagna elettorale: un corso di formazione per il personale sanitario sulle tematiche glbt, gay-lesbiche-bisessuali-transessuali. E' importante che gli operatori sanitari siano sensibilizzati anche rispetto alle problematiche delle coppie di fatto: troppo spesso - conclude Fabrizio Marrazzo - si impedisce a un omosessuale di visitare il compagno o la compagna malata perché le coppie gay non hanno nessun riconoscimento giuridico''.
Paolo Rebulla (responsabile del Centro Trasfusionale milanese): ''Il Policlinico assume le sue decisioni ispirandole ad un forte criterio di prudenza''
http://www.adnkronos.com/Assets/Imgs/S/donazione_sangue--200x150.jpgRoma, 3 sett. (Adnkronos/Ign) - ''Di sangue c'è tanto bisogno e sarebbero illogiche, prima ancora che ingiuste, delle discriminazioni arbitrarie nei confronti di chicchessia. Il Centro Trasfusionale del Policlinico, tuttavia, ha il dovere fondamentale di proteggere i pazienti che ricevono il sangue e, dunque, da sempre, assume le sue decisioni ispirandole ad un forte criterio di prudenza''. Questa la dichiarazione di Paolo Rebulla, Responsabile del Centro Trasfusionale dell'Ospedale Maggiore-Policlinico di Milano, dopo il caso del trentanovenne milanese che si è visto negare dai medici dell'ospedale del capoluogo lombardo la possibilita' di donare sangue perché omosessuale. 'La definizione di rischio - continua Paolo Rebulla - è sì affidata a parametri oggettivi, ma e' integrata dalla valutazione discrezionale del medico. Nel caso che e' attualmente oggetto di valutazione, permangono alcuni elementi relativi al rischio del partner. I test di selezione, inoltre, che si effettuano sul sangue donato presentano, seppur in misura assai ridotta, dei margini di errore. Da qui nasce il nostro atteggiamento prudenziale, che non ha nulla di discriminatorio''.
Ma il caso è già arrivato in Parlamento. ''Quanto accaduto al Policlinico di Milano è inaccettabile e potrebbe configurare l'esistenza di un reato'', ha infatti dichiarato il ministro della Salute Francesco Storace, ''Il ministro - sottolinea una nota il dicastero della Salute - ha anche disposto l'apertura di un'inchiesta, finalizzata ad accertare responsabilità amministrative, ovvero segnalare comportamenti sanzionabili dal punto di vista penale, alla Direzione generale della prevenzione del ministero in collaborazione con la Direzione della Ricerca, a cui e' demandata la vigilanza sugli Irccs''.
Un'interrogazione parlamentare a Storace è stata già presentata da Franco Grillini, deputato diessino nonché presidente onorario di Arcigay. Nell'interrogazione viene chiesto al responsabile della sanita' italiana di ''ripristinare il sistema di garanzie previsto dalla legge, consentendo a tutti i donatori di esercitare il loro diritto-dovere senza alcuna discriminazione''.
L'Arcigay rincara la dose e avverte che quello di Milano non è l'unico caso di discriminazione che si è verificato in ospedali italiani. ''L'episodio accaduto al policlinico di Milano è soltanto la punta dell'iceberg di un fenomeno ben più diffuso e che solo raramente viene riportato alla stampa, dovuta all'omofobia di molti dipendenti delle strutture sanitarie''. ''Casi simili - continua il dirigente locale di Arcigay - si sono verificati anche nella regione Lazio. Per questo noi chiediamo al presidente della regione Marrazzo di poter realizzare l'impegno preso in campagna elettorale: un corso di formazione per il personale sanitario sulle tematiche glbt, gay-lesbiche-bisessuali-transessuali. E' importante che gli operatori sanitari siano sensibilizzati anche rispetto alle problematiche delle coppie di fatto: troppo spesso - conclude Fabrizio Marrazzo - si impedisce a un omosessuale di visitare il compagno o la compagna malata perché le coppie gay non hanno nessun riconoscimento giuridico''.