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Discussione: IPv6: ecco quello che gli utenti dovrebbero sapere

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    IPv6: ecco quello che gli utenti dovrebbero sapere


    Internet

    IPv6: ecco quello che gli utenti dovrebbero sapere

    In vista del prossimo 'World IPv6 Day', un vademecum per evitare problemi al momento del passaggio al nuovo protocollo che gestirà gli indirizzi internet.

    Il passaggio al protocollo internet IPv6 è fondamentale per sostenere la futura crescita di internet di fronte all'imminente esaurimento degli indirizzi gestibili attraverso il protocollo attualmente in uso. Ma questo cambiamento come impatterà sulla navigazione quotidiana?

    Anche se molti utenti non ne sono a conoscenza, infatti, l'introduzione su scala globale del nuovo standard potrebbe cambiare il modo di navigare in internet, anche alla luce della necessità di aggiornare tutti i componenti della rete, dai router ai firewall e di aggiornare i sistemi operativi attualmente in uso.

    Il nuovo protocollo, a differenza del precedente capace di gestire un numero limitato di indirizzi internet (pari a 4,3 milioni) permetterà invece di gestire fino a circa 3,4 × 1038 indirizzi (280.000.000.000.000.000 indirizzi unici per ogni metro quadrato della superficie terrestre).

    Per consentire ai diversi dispositivi di scambiarsi le informazioni, questi necessitano di un indirizzo unico assegnato sulla base di un protocollo standardizzato. Ma, dal momento che sarebbe molto difficile ricordare queste lunghe stringhe numeriche, i siti sono 'etichettati' con appositi nomi di dominio (come ad esempio www.google.com). Quando questi nomi sono digitati su un browser, degli appositi server li 'traducono' in indirizzi IP che possono essere letti dal computer.
    Finora, gli indirizzi IP sono stati assegnati in blocchi di 4 numeri, con un massimo di quattro cifre ciascuno (ad esempio 217.79.215.248).

    Il nuovo standard non converte i numeri nel sistema decimale ma utilizza un sistema esadecimale cioè che utilizza 16 simboli invece di 10 (in genere simboli da 0 a 9 per le prime dieci cifre, e poi le lettere da A a F per le successive sei cifre). Gli indirizzi saranno quindi composti da 8 blocchi separati dai due punti (2001:db8:0:0:0:0:1428:57ab, ad esempio).

    In molti casi, i Pc attualmente in uso saranno in grado di elaborare il nuovo standard, ma i sistemi operativi compatibili non sono un prerequisito. Supportano l'IPv6 i sistemi Windows successivi a Vista (nei sistemi Windows XP si può installare la funzionalità di supporto), i sistemi Mac successivi al 10.2 e Linux.

    I problemi principali riguardano i router: quelli attualmente forniti dalle compagnie telefoniche per l'accesso a internet via DSL, sono settati sul vecchio standard. l'IPv6 può essere aggiunto con un aggiornamento del firmware. Da ora in poi, quindi, se si acquista un nuovo router bisognerebbe assicurarsi che questo è compatibile col nuovo standard.

    In generale, l'uso di internet non dovrebbe subire importanti ripercussioni dal passaggio al nuovo protocollo, almeno è quello che i provider stanno promettendo. Gli ISP hanno provveduto ad apportare modifiche alle loro reti così che i pacchetti di dati raggiungano tutti gli utenti, sia quelli che usano l'IPv4 che quelli che usano l'IPv6. Per semplificare la migrazione, infatti, è stato elaborato un sistema che consentirà di ricavare gli indirizzi IPv6 automaticamente dagli indirizzi IPv4, seguendo la filosofia "dual stack", che consiste nel dotare gli host e i router degli stack di protocollo IPv6 e IPv4. In alternativa, le cosiddette tecniche di 'tunneling' consentono di utilizzare il routing IPv4 per trasportare il traffico IPv6.

    Le 'prove generali' del passaggio al nuovo protocollo si terranno il prossimo 8 giugno: nell'ambito di quello che è stato battezzato "World IPv6 Day", i partecipanti - da Facebook a Google e Yahoo - supporteranno il traffico basato sul nuovo protocollo sui loro siti principali.
    Finora, infatti, i fornitori di contenuti, come Google e Facebook, hanno supportato l'IPV6 su indirizzi web dedicati. Il trial sarà occasione per testarlo sui loro siti principali (come, nel caso di Google www.google.com e www.youtube.com).

    Alessandra Talarico

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